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Vangelo |
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Sabato 31 luglio 2010 S. Ignazio di Loyola, sacerdote
Venuto nella sua patria, il Signore Gesù insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». «E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi» (Matteo 13,58)
Diceva Einstein che ci sono due modi di vivere: uno è credere che i miracoli non esistano, l'altro è credere che tutte le cose siano un miracolo. I nazareni sembrano appartenere alla prima categoria e quindi non possono vedere nulla, neppure i miracoli di Gesù. Non ne comprendono l'origine e si chiudono alla Luce. Ma è un rischio che corriamo anche noi, spesso. Ce ne accorgiamo appena guardiamo le cose dal secondo punto di vista: la vita si illumina di tantissimi piccoli miracoli, che prima neppure immaginavamo potessero esserci. E il cuore si riempie di stupore.
Buona giornata ! don Carlo
"E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Luca 1,45) Agosto 2010
Questa Parola fa parte di un avvenimento semplice e altissimo al tempo stesso: è l'incontro fra due gestanti, fra due madri, la cui simbiosi spirituale e fisica con i loro figli è totale. Sono esse la loro bocca, i loro sentimenti. Quando parla Maria, il bambino di Elisabetta fa un balzo di gioia nel suo ventre. Quando parla Elisabetta sembra che le parole le siano messe sulle labbra dal Precursore. Ma mentre le prime parole del suo inno di lode a Maria sono rivolte personalmente alla madre del Signore, le ultime sono dette in terza persona: "Beata colei che ha creduto". Maria, dopo Gesù, è colei che meglio e più perfettamente ha saputo dire "sì" a Dio. E' soprattutto questa la sua santità e la sua grandezza. E se Gesù è il Verbo, la Parola incarnata, Maria, per la sua fede nella Parola è la Parola vissuta, ma creatura come noi, uguale a noi.
Venerdì 30 luglio 2010
Il Signore Gesù disse: «Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se «Arriva uno più forte» di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima». (Luca 11,)
Solo Gesù sa mettere tutto dietro di sè. Non c'è attrattiva che Gli sia pari. Tutto il resto infatti può anche incantare, ma è fragile ed evanescente davanti a Lui. Se lo scegliamo con decisione e fissiamo lo sguardo su di Lui, il resto poco a poco impallidisce, troviamo una forza che non sospettavamo, tutto ci diventa possibile. E' un'esperienza che diventa ancora più chiara ed efficace quando viviamo nell'amore reciproco: Lui si rende presente tra noi ed è davvero invincibile, rendendoci come Lui.
Buona giornata! don Carlo
Giovedì 29 luglio 2010 S. Marta
In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, «Sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola» Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”. (Luca 10,39)
Da sempre Marta e Maria vengono opposte: una simbolo del fare generoso per Gesù, l'altra esempio dell'ascolto pieno di Gesù. Guardiamo con simpatia Marta, riconoscendo che la nostra vita assomiglia più alla sua, pensando che la vita immobile di Maria che ascolta ci sia impossibile. Poi si commenta sorridendo che se non ci fosse stata Marta quel giorno nessuno avrebbe mangiato... La differenza che Gesù pone non è tra chi fa e chi non fa, ma tra chi ascolta e chi non ascolta, tra chi mette al centro le cose da fare e chi orienta solo verso di Lui tutto quello che è e tutto quello che fa.
Buona giornata ! don Carlo
Mercoledì 28 luglio 2010 Ss. Nazaro e Celso, martiri
«Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, «Quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!» (Luca 11,13)
I padri donano cibi buoni ai figli, il Padre ci da il cibo migliore. Lo Spirito Santo infatti è la vita dell'anima, la Vita della nostra vita, ci fa passare ogni volta dall'ovvietà alla novità, dalla noia alla sorpresa, dalla miopia ad una geniale profondità di sguardo, da un giudizio nero sul mondo e sul suo futuro ad una speranza sconfinata nell'opera di Dio e nel suo Amore. La Sapienza infatti vale infinitamente più di ogni scienza, ci fa comprendere ciò per cui vale la pena giocarsi, spendersi, sacrificarsi. Non smetteremo mai di chiederla.
Buona giornata ! don Carlo
Martedì 27 luglio 2010
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, «Almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono» (Luca 11,)
Non si potrebbe pensare ad un esempio più efficace per descrivere questa caratteristica della preghiera. Si tratta davvero di essere insistenti fino all'invadenza, come sanno fare benissimo i bambini quando fanno piangono e sanno che alla lunga otterranno quello che chiedono. Il motivo appare semplice: l'insistenza stringe il rapporto, crea un legame più forte, obbliga in certo modo a guardarsi negli occhi. Ed è proprio quello che Dio vuole che facciamo con Lui. Per la nostra vera gioia.
Buona giornata ! don Carlo
Lunedì 26 luglio 2010 Ss. Gioacchino ed Anna genitori della Beata Vergine Maria
Il Signore Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre» sia santificato il tuo nome, / venga il tuo regno; / dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, / e perdona a noi i nostri peccati, / anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, / e non abbandonarci alla tentazione». (Luca 11,2)
Pregare è parlare con amore con Qualcuno che è Padre. Sappiamo per esperienza qual è la confidenza e la fiducia con cui si parla con una persona che ci conosce e ci ama. Visto che nessuno ci conosce e ci ama come Dio, il dialogo con Lui dovrebbe essere in cima ad ogni altro dialogo, quello che illumina e dirige tutti gli altri. Crescere nella "vita a due" con Dio è la grande avventura del cristiano che sa di essere prima di ogni altra cosa figlio di un re, figlio di Dio. Poter confidarGli tutto, svuotare in Lui le nostre miserie e preoccupazioni sapendo che se ne fa carico, vivere fiduciosi perchè Lui c'è ed è con noi è una risorsa potentissima, capace di guarirci da ogni ferita dell'anima e della psiche.
Buona giornata ! don Carlo
Domenica 25 luglio 2010 IX dopo Pentecoste
Carissimo, / ricòrdati di Gesù Cristo, / risorto dai morti, / discendente di Davide, / come io annuncio nel mio Vangelo, / per il quale soffro / fino a portare le catene come un malfattore. / Ma la parola di Dio non è incatenata! «Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto» perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: / Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; / se perseveriamo, con lui anche regneremo; / se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; / se siamo infedeli, lui rimane fedele, / perché non può rinnegare se stesso. (2Timoteo 2,10)
Paolo vive profondamente collegato con i credenti in Cristo, al punto da non badare più a se stesso e a quanto gli potrà capitare, Non si attarda a lamentarsi e recriminare, perchè ha di mira solo il vero bene di tutti e per questo non vuole risparmiarsi. Dona tutto, anche le sofferenze e le catene dovute al Vangelo, sapendo che tutto diventa radice e alimento per la fede di nuovi cristiani. E' totalmente coinvolto nella causa del Regno e la sua vita quindi è piena di passione e di energia che gli permettono di superare tutti gli ostacoli. E' un esempio impressionante di come la vita del Vangelo possa trasfigurare una persona rendendola luminosissima.
Buona domenica ! don Carlo
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