Vangelo

Domenica 5 febbraio 2012

V DOPO L'EPIFANIA

 

Partito di là, il Signore Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo:

«Signore, aiutami!»

Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.    

(Matteo 15,25)     

 

La fede di questa donna si esprime in una supplica semplice ed essenziale.

Quando il rapporto con Gesù cresce in maturità non c'è più bisogno di ragionamenti o di parole complesse, la comunicazione diventa familiare, come con uno di casa. Non perchè venga meno il rispetto, ma perchè Lo si avverte presente e così vicino.

Gli si può chiedere tutto, sapendo di essere sempre esauditi, anche se non subito, e si è disposti ad affrontare il silenzio di Dio, sapendo che alla fine la risposta arriverà con certezza e supererà ogni nostra attesa.

 

Buona domenica !

don Carlo

 

Sabato 4 febbraio 2012

 

Il Signore Gesù disse a Tommaso:

«Io sono la via, la verità e la vita»

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò». 

(Giovanni 14,6)

 

Io non so chi sono,

me lo riveli Tu.

Io non so dove vado,

me lo indichi Tu.

Io non so perchè esisto,

me lo spieghi Tu.

Io non so cosa farò,

me lo dirai Tu.

Io non so quando morirò,

mi chiamerai Tu.

Io non so come risorgerò,

mi plasmerai Tu.

Io sono solo perchè Tu sei.

Ti amo, o Dio,

del Tuo Amore per me.

 

Buona giornata !

don Carlo

 

Venerdì 3 febbraio 2012

S. Biagio, vescovo e martire

 

Ogni amico dice: «Anch’io sono amico», / ma c’è chi è amico solo di nome. /

«Non è forse un dolore mortale

un compagno e amico che diventa nemico?»

O inclinazione al male, come ti sei insinuata / per ricoprire la terra di inganni? / C’è chi si rallegra con l’amico quando tutto va bene, / ma al momento della tribolazione gli è ostile. / C’è chi si affligge con l’amico per amore del proprio ventre, / ma di fronte alla battaglia prende lo scudo. / Non dimenticarti dell’amico nell’animo tuo, / non scordarti di lui nella tua prosperità.

(Siracide 37,2)

 

Ci sono dolori della vita che non è facile raccontare. Quando li spieghi narrando i particolari, facilmente non sei compreso. Occorre infatti aver sperimentato di persona certe cose, altrimenti si rimane estranei ad dolore dei fratelli.

Così è delle amicizie che diventano inimicizie e degli amori che si trasformano in odio: si tratta di un fenomeno misterioso che colpisce la parte più sensibile della nostra interiorità.

Ci consola soltanto il vedere che Gesù ha sperimentato tutto questo, senza sorprendersi né lamentarsi, condividendo fino in fondo il dolore di chi si sente tradito e abbandonato, riempiendolo di amore e di perdono.

 

Buona giornata !

don Carlo

 

Giovedì 2 febbraio 2012

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

 

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore:

«Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore»

e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo / vada in pace, secondo la tua parola, / perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli: / luce per rivelarti alle genti / e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

(Luca 2,23) 

 

La consacrazione a Dio del primogenito rispecchiava la tradizione di offrire a Dio le primizie di ogni raccolto, forse per desacralizzare tutto ciò che sarebbe venuto dopo e destinarlo ad un uso profano.

Rimane comunque chiaro il principio secondo cui a Dio si dedica il primo frutto, perchè Dio ha la precedenza su tutto, in quanto da Lui tutto deriva. E' un modo assai efficace di dichiarare con gesti precisi la Sua signoria assoluta.

Mettere quindi Dio al primo posto, offrire a Lui il meglio, del tempo, della giornata, dei nostri beni, di tutto quello che siamo: è il modo più saggio e sensato di impostare la propria vita.

 

Buona giornata !

don Carlo

 

Mercoledì 1 febbraio 2012

Beato Andrea Carlo Ferrari, vescovo

 

«Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù

e gli riferirono tutto quello che avevano fatto

e quello che avevano insegnato» 

Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

(Marco 6,30)

 

In fondo l'unico riposo che è concesso agli Apostoli è questo: raccontare la propria giornata a Gesù.
E' da qui che dovremmo partire anche noi.
Fermarci ogni tanto davanti a Lui per verificare ciò che stiamo facendo.
Imparare, prima di prendere una decisione, a pregarci sopra.
Spesso, dopo questo confronto, ci succederà di agire in modo diverso da come avevamo pensato.

Buona giornata !

don Carlo