Vangelo

Giovedì 11 marzo 2010

 

Figlio mio, / chi dice la verità proclama la giustizia, / chi testimonia il falso favorisce l’inganno.

«C’è chi chiacchierando è come una spada tagliente,

ma la lingua dei saggi risana»

Il labbro veritiero resta saldo per sempre, / quello bugiardo per un istante solo. / L’inganno è nel cuore di chi trama il male, / la gioia invece è di chi promuove la pace. / Al giusto non può accadere alcun male, / i malvagi invece sono pieni di guai. / Le labbra bugiarde sono un obbrobrio per il Signore: / egli si compiace di chiunque fa la verità.

(Proverbi 12,18)


La parola è un grande dono di Dio all'uomo, ma se usata male può uccidere.
Tutti sappiamo come sia facile parlare di botto senza riflettere e poi pentirsi per ciò che si è detto.
E' necessario un esercizio costante per cercare di tenere a freno la propria lingua.
L'unità di misura è la consapevolezza che ciò che sto dicendo serve a chi mi ascolta, altrimenti è inutile e di parole inutili o dannose è pieno il mondo.
Conosciamo però altrettanto bene quali parole ci abbiano aiutato in momenti difficili.
A volte non servono grandi discorsi per toccare il
cuore, basta lasciare spazio al Signore perchè ci metta Lui in bocca ciò che serve.

 

Buona giornata !

don Carlo

 

Mercoledì 10 marzo 2010

 

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli:

«Non accumulate per voi tesori sulla terra,

dove tarma e ruggine consumano

e dove ladri scassìnano e rubano»

accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

(Matteo 6,19)

 

 

Vi sono santi, come Francesco, che hanno preso questo brano alla lettera, ma non a tutti è chiesta la stessa radicalità.
Eppure ne veniamo colpiti perchè è vero, tanto vero.
I telegiornali ci fanno vedere ogni giorno persone che in poche ore perdono tutto ciò che hanno costruito negli anni.
Le cause sono diverse, spesso calamità naturali e altre volte errori umani o valutazioni sbagliate.
Capiamo allora come sia sconsiderato giocarsi  la vita solo sul raggiungimento del benessere, magari sacrificando ad esso il tempo da condividere con chi ci vuole bene o scendendo a compromessi con la nostra coscienza.

 

Buona giornata !

don Carlo

 

Martedì 9 marzo 2010

 

Quegli uomini dissero a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandato a distruggerli». Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la città!». Ai suoi generi sembrò che egli volesse scherzare. Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città». Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città. Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». Ma Lot gli disse: «No, mio signore! Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato grande bontà verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Ecco quella città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita sarà salva». Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là, perché io non posso far nulla finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si chiamò Soar. Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Soar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.

«Ora la moglie di Lot guardò indietro

e divenne una statua di sale»

Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato alla presenza del Signore; contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace. Così, quando distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.

(Genesi 19,26)

 

 

Dio porta Lot e la sua famiglia fuori da Sodoma non solo su una strada di salvezza, ma proprio in un nuovo progetto.
Succede anche a noi a volte di trovarci anche nostro malgrado a dover affrontare una vita nuova, non sempre c'è l'entusiasmo e magari siamo portati a soffermarci su ciò che siamo costretti a lasciare.
Si tratta delle nostre sicurezze, dei nostri affetti, l'ignoto un po' ci spaventa sempre.
Eppure il Signore si aspetta da noi un'adesione immediata ai Suoi disegni, occorre dare un colpo di spalle e via, Lui sa dove e cosa vuole
per me.
Più gli anni passano e più diventa difficile, occorre abituarsi da sempre, perchè non saremo mai abbastanza pronti ai distacchi.

 

Buona giornata !

don Carlo

 

Lunedì 8 marzo 2010

 

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: / Padre nostro che sei nei cieli, / sia santificato il tuo nome, / venga il tuo regno, /

«Sia fatta la tua volontà»

come in cielo così in terra. / Dacci oggi il nostro pane quotidiano, / e rimetti a noi i nostri debiti / come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, / e non abbandonarci alla tentazione, / ma liberaci dal male. / Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

(Matteo 6,10)

 

Gesù ci insegna a pregare e nel Getsemani la stessa preghiera sarà rafforzata: «Non sia fatta la mia ma la tua volontà» (Luca 22,42).
In alcune circostanze però dirlo con il cuore è difficile, tanto difficile.
A volte ripetere con Charles de Foucauld "sono pronto a tutto, accetto tutto" ci lacera dentro.
Ma il Signore ci ama così come siamo con tutte le nostre incertezze, perciò sarà più semplice dirGli: "Aiutami ad essere pronto a tutto e ad accettare tutto, perchè tu sai che non ne sono capace", come farebbe un bambino con il papà in un momento difficile.

 

Buona giornata !

don Carlo

 

Domenica 7 marzo 2010

DI ABRAMO

III di Quaresima

 

Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico:

«Se uno osserva la mia parola,

non vedrà la morte in eterno»

Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

(Giovanni 8,)

 

L'affermazione è fortissima: Gesù dice che il vivere la sua Parola ci rende immortali.

In effetti l'unica realtà che resisterà all'usura dei millenni sarà soltanto l'Amore, che Dio custodisce in eterno nel Suo cuore. E ogni parola che Gesù pronuncia è sostanziata d'Amore, è solo Amore e chiede di vivere in mille sfaccettature solo l'Amore.

E questo è un tipo di vita che la morte non potrà interrompere, perchè la vita del Cielo sarà soltanto Amore: immersi nella Trinità, vivremo eternamente tra noi relazioni piene di un Amore purissimo. Sarà questa la pienezza della gioia di tutti. 

Una gioia che già sulla terra possiamo provare, vivendo rapporti autentici d'Amore reciproco.

 

Buona domenica!

don Carlo

 

Sabato 6 marzo 2010

 

Isaia disse: / «Io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. / E io risposi:

«Eccomi, manda me!»

Egli disse: “Va’ e riferisci a questo popolo: / Ascoltate pure, ma non comprenderete, / osservate pure, ma non conoscerete. / Rendi insensibile il cuore di questo popolo, / rendilo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi, / e non veda con gli occhi / né oda con gli orecchi / né comprenda con il cuore / né si converta in modo da essere guarito”. / Io dissi: “Fino a quando, Signore?”. Egli rispose: / “Fino a quando le città non siano devastate, / senza abitanti, / le case senza uomini / e la campagna resti deserta e desolata”. / Il Signore scaccerà la gente / e grande sarà l’abbandono nella terra. / Ne rimarrà una decima parte, / ma sarà ancora preda della distruzione / come una quercia e come un terebinto, / di cui alla caduta resta il ceppo: / seme santo il suo ceppo».

(Isaia 6,8)

 


La risposta così immediata di Isaia alla chiamata del Signore ricorda quella di Maria durante l'annunciazione: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Luca 1,38)
Tanta prontezza di fronte a delle richieste che cambiano completamente la vita, lasciando però nell'incertezza delle conseguenze, ci lascia sbalorditi.
Eppure ognuno ha dei momenti in cui il Signore gli chiede di fare un salto, magari non sempre da vertigine. Esistono salti per tutte le gambe, ma per farlo occorre fidarsi.
E fidarsi di Qualcuno significa mettere da parte tutte le riserve, i se e i ma, e continuare sulla strada di cui vediamo solo il primo tratto e il resto rimane avvolto dalla nebbia.
Quando abbiamo il coraggio di andare a tentoni fino in fondo, via via il percorso si schiarisce e scopriamo che non saremmo felici se non continuassimo su quel cammino.

 

Buona giornata !

don Carlo